Il legame tra Formula 1 e Stati Uniti è sempre stato complesso. Solo negli ultimi anni, con l’ingresso della proprietà americana, l’arrivo dei GP di Austin, Miami e Las Vegas e il successo mediatico della serie Netflix, il pubblico USA sta iniziando a conoscere e seguire più da vicino la F1.
Ma perché, storicamente, la F1 è sempre stata così poco popolare oltreoceano? Per capirlo bisogna tornare indietro nel tempo e raccontare un episodio emblematico: il GP di Riverside 1960, la celebre “gara mai corsa”.
La F1 prova a entrare negli USA
Nei primi anni del Mondiale si cerca di far convivere questi due mondi, inserendo la 500 Miglia di Indianapolis nel calendario. Una gara enorme negli USA, ma ignorata da team e piloti europei, che non intendono sobbarcarsi una trasferta costosa e priva di reale interesse sportivo.
Serve un’alternativa. Serve qualcuno che creda davvero nella Formula 1 in America.
Quell’uomo è Alec Ulmann, ingegnere russo naturalizzato americano, fondatore della 12 Ore di Sebring e appassionato promotore del motorsport europeo negli Stati Uniti.
Dopo una prima gara di F1 a Sebring nel 1959 — sportivamente memorabile ma finanziariamente disastrosa — Ulmann tenta di nuovo: punta tutto sul circuito californiano di Riverside, una pista tecnica, difficile, amata dai piloti e considerata perfetta per ospitare il “vero” debutto americano della Formula 1.
Quello che ne nascerà, però, sarà uno dei fallimenti più clamorosi della Formula 1 su suolo americano, secondo forse solo alla farsa di Indianapolis 2005.
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