Che ci fosse qualcosa, nel destino di Robert Kubica, legato alla Ferrari, lo si sapeva. E quando è stato annunciato come pilota della terza 499P, la numero 83, tinta di quel giallo Modena che tanto caro era ad Enzo Ferrari, in cuor nostro tutti lo abbiamo pensato: ma quanto sarebbe bello se Kubica vincesse Le Mans.
Così, quando la giallona di AF Corse ha tagliato il traguardo, consegnando la corona nelle mani del polacco e dei suoi straordinari compagni di team, Philip Hanson e Ye Yifei (primo cinese a vincere nella storia di Le Mans), abbiamo tutti capito che questa non è una semplice vittoria. Non fraintendiamo, vincere Le Mans non è mai scontato e soprattutto non è semplice. Ma portare alla vittoria la terza 499P su tre in tre anni, questo sì, è straordinario, per tutto il lavoro immenso che c’è stato dietro: ognuna delle vetture messe in pista dalla Ferrari in Hypercar ha vinto almeno una Le Mans. E questo è già nei libri di storia del Motorsport.
Una vittoria che dimostra ancora di più la supremazia del team in questa stagione che sta venendo del tutto “cannibalizzata“, e che chiude quel cerchio che per Robert Kubica restava aperto da quel terribile incidente al Rally Ronde di Andora che lo lasciò in condizioni disperate e lo privò del sogno di correre per quella Rossa che tanto aveva desiderato. E pazienza se ora, in uno dei giorni più importanti della sua carriera, la macchina è gialla: Kubica ha vinto in Ferrari. Sono sicuro che della livrea gli importi il giusto…
Quando il polacco tornò in F1, nel 2019, con una Williams da ultimi posti della griglia, si commentavano le sue magre prestazioni dicendo che ormai il suo l’aveva fatto, che non era più lo stesso dopo l’incidente: sfido, con quel braccio, come fa… e invece Robert ha dimostrato non solo di essere ancora competitivo, ma di essere un vincente. E questa vittoria ha veramente il sapore della rivincita, specialmente dopo quella vittoria in LMP2 sfuggita all’ultimo giro nel 2021.
Il filo rosso, rosso Ferrari, che collega Robert Kubica al Cavallino Rampante c’è, e questa vittoria storica ne fa un nodo indissolubile, di passione, di perseveranza, di rinascita. Forse una delle storie più belle che il motorsport ci ha regalato in questi anni.
