Ciao James, grazie per essere qui con noi! Siamo alla fine dell’anno, quindi cominciamo da un bilancio di ciò che hai vissuto in questa stagione. Quali sono le tue impressioni? Cosa ti porti a casa dal 2025?
Grazie a voi! Chiaramente quest’anno ci sono stati molti alti e bassi. In Austria, ho ottenuto la mia prima vittoria nella gara sprint, il che è stato ovviamente fantastico. Ma allo stesso tempo, è stata una stagione piuttosto dura, nel complesso. La lezione che ho imparato da questa annata è che devo continuare a impegnarmi senza avere rimpianti quando arriveranno i risultati. Insomma, è stato un anno di apprendimento per me, su come posso migliorare, soprattutto quando le cose non vanno bene.
Com’è stato il “salto” dalla Formula Regional? Quanto velocemente ti sei adattato alla vettura? E anche l’atmosfera, immagino: viaggiando di pari passo con la Formula 1, il paddock ti porta praticamente fianco a fianco con team e piloti della massima categoria. Come hai vissuto quest’atmosfera diversa?
Beh, è stato un grosso cambiamento. Soprattutto la prima gara a Melbourne, la mia città natale, è stata un’esperienza pazzesca per me, vedendo quanta gente c’era in circuito. E questo vale per ogni gara: quando sei in pista, le tribune sono piene di gente. Rispetto alle categorie precedenti, con gli spalti molto più vuoti, è tutta un’altra cosa. Questo ovviamente aumenta la pressione ma, allo stesso tempo, credo di essermici abituato abbastanza rapidamente. Ho però faticato un po’ con la nuova macchina: quando abbiamo fatto i test (a fine 2024) avevamo la vecchia monoposto di F3, e la nuova generazione è piuttosto diversa, quindi è stata un po’ difficile da capire all’inizio… però nel corso dell’anno, soprattutto verso la fine del campionato, mi sono sentito molto più a mio agio.

Hai menzionato il tuo Gran Premio di casa. Anni fa hai lasciato l’Australia per inseguire il tuo sogno di diventare pilota. Com’è trascorrere la maggior parte dell’anno lontano da casa e com’è stato per te correre nel tuo Paese, con tutti i tifosi che ti seguono?
Un’emozione incredibile, perché era da tantissimo tempo che non sentivo l’ambiente australiano, visto che corro in Europa da tanti anni ormai. Quindi tornare a casa e disputare la prima gara stagionale lì è stato fantastico. Ma allo stesso tempo è ancora molto dura, perché il resto della stagione lo passo in Europa, quindi c’è per forza qualche sacrificio da fare. Per fare un paragone, è un po’ come per i piloti brasiliani ad esempio, anche loro passano la maggior parte del tempo lontanissimi da casa… ormai per me è normalissimo, è la mia vita. Certo, ci sono alti e bassi… ma quando vinci, diventa molto facile, ovunque tu sia. Quindi questo è il piano!
Hai menzionato la nuova vettura di F3. Com’è il feeling alla guida, paragonato alle altre che hai potuto provare nel corso della tua carriera?
È molto diverso. È molto più difficile. Devi essere molto preciso, perché quando commetti un errore, lo senti molto di più: per esempio, quando fai una piccola sbandata con questa nuova auto, recuperare è più complicato. Non so bene il perché, ma mi sembra che sia molto più difficile fare un giro perfetto con la nuova auto. Con la vecchia monoposto si potevano fare cose un po’ più diverse nella guida per essere veloci, variando lo stile di guida a seconda delle condizioni… ma nella nuova auto c’è un solo modo di guidare e basta: se non guidi in questo modo, perdi un po’ di tempo. Quindi si tratta più che altro di essere precisi e di non esagerare, perché quando si va a forzare, si perde sempre molto tempo.
Sembra esserci un collegamento tra Italia e Australia, in un certo senso, perché Oscar Piastri era in Prema nelle categorie junior, ma anche in passato ricordiamo ad esempio Mark Webber con Minardi… Com’è per te far parte del team Prema, come ti stai adattando e com’è in generale l’atmosfera che si respira nel team?
Ormai conosco la Prema molto bene: ho corso con loro tra 2022 e 2024, quindi questa sarà la mia quarta stagione col team. Vivo in Italia ormai da sette anni, e mi trovo benissimo. Ma soprattutto, per me Prema è il team più vicino alla Formula 1 nelle categorie junior, per il modo in cui lavorano, le persone che hanno e la motivazione nel volere la vittoria sempre. Quindi, come uno che sta aspirando ad essere un pilota di Formula 1, sento che Prema è importante per il mio percorso, per il modo in cui lavorano e per l’ambiente che si crea nel box. Sono persone molto brave e mi fanno sentire come se meritassi di essere lì, e questa è la cosa più importante, da pilota.
Guardando al 2026, quali sono i tuoi obiettivi principali per il prossimo anno? E cosa ti aspetti da te stesso per migliorare nella prossima stagione?
Dovrò massimizzare le mie prestazioni in questa stagione. Ho avuto la sensazione che in molte occasioni avrei potuto fare di meglio. Nei test pre-stagionali che ho fatto qualche giorno fa, mi sentivo molto più a mio agio in macchina. Quindi, l’obiettivo primario sarà essere costante e fare del mio meglio. E se lo farò, sarò certamente lì davanti. Quindi il 2026 sarà un anno molto importante per me, l’obiettivo è di vincere il campionato.
E guardando ai tuoi prossimi avversari, cosa ne pensi? Perché penso che il 2026 per la Formula 3 si stia delineando una griglia di gran livello: quali sono gli avversari con cui ti aspetti di battagliare di più?
Per me, ci sono, 2 o 3 piloti con cui mi aspetto di battagliare: Ugo Ugochuckwu, mio compagno in Formula Regional, che credo sarà molto veloce. E poi, ovviamente, Freddie Slater, che è il pilota emergente più interessante del momento, non l’ho ancora mai sfidato e non vedo l’ora di misurarmi con lui. E sì, alla fine, se batti piloti forti, come Freddie, sei sicuramente in un’ottima posizione. Ma allo stesso tempo, non è la prima volta che mi confronto con piloti forti, anche nella mia squadra, come Kimi Antonelli e Rafael Camara nella mia prima stagione in F4. Quindi, è normale per me confrontarmi con i migliori piloti, e sono pronto per questa sfida. Ormai per me è diventato la normalità: e poi, se gareggi con i piloti più forti, migliori anche te stesso, è una cosa che va di conseguenza.
Essendo stato in Europa per tutti questi anni, ma anche nel mondo, quali sono i circuiti che preferisci, e quelli che ti hanno sorpreso di più?
Penso che le mie piste preferite siano sicuramente Spa, è una pista unica per conformazione e per le altissime velocità. Di sicuro. Una sorpresa è stata Melbourne: non c’ero mai stato prima, ed è una pista fantastica e sapere che è vicino a casa mia mi rende molto orgoglioso. Vorrei anche menzionare Imola, una delle più belle; ma non gareggeremo lì l’anno prossimo, quindi non so se posso includerla nella risposta. È molto triste che non ci sia.

Guardando al presente immediato, c’è Piastri, tuo connazionale, che è in lizza per il titolo di Formula Uno. Quindi penso che sia una delle tue fonti di ispirazione…
Penso che Oscar sia la mia più grande ispirazione, perché è una persona che ha attraversato praticamente le tappe che sto facendo io ora, ha iniziato esattamente dove ho iniziato io, solo 3-4 anni prima. Quindi, sì, certo, è il mio idolo sportivo più grande al momento. So bene che per andare molto lontano nel motorsport serve un sacrificio enorme, da australiano ancora di più: ci sono pochissimi piloti che ci riescono. Ti ritrovi a lottare con i piloti inglesi, ce ne sono molti in griglia, o i piloti italiani, nelle formule junior: sono davvero numerosi! Quindi è ovviamente dura per noi, ma bisogna misurarsi con i migliori per vincere.
E tra i piloti di F1, chi ti ha ispirato di più? Non necessariamente tra i campioni, ma piloti che ritieni vicini al tuo stile di guida, o che in qualche modo ti sono rimasti impressi.
Penso che sia una domanda molto difficile perché, soprattutto crescendo, ti ispiri a chi vince. Ma tra tutti credo di ritrovarmi in uno come Carlos Sainz: lo considero un pilota molto, molto forte che non ha avuto le giuste opportunità. Poi, certamente Mark Webber, ovviamente perché è mio connazionale, ma anche perché spesso era, tra i piloti di punta, quello che la gente non si aspettava che vincesse. Spesso mi sento in una situazione molto simile: ci sono altri piloti in griglia da cui la gente si aspetta di più di me. Webber era, diciamo, il secondo pilota, ma spingeva sempre per essere il primo. Guardo spesso a quanto di buono ha fatto Mark per emergere e cerco di farlo mio, per avere una mentalità vincente.
È molto curioso, perché qualche mese fa ho parlato con Oscar Piastri e mi ha detto più o meno la stessa cosa! E dunque, il tuo obiettivo ultimo è naturalmente arrivare in F1.
Sì. Per me, in questo momento, arrivare in Formula 1 è l’obiettivo più grande. Il mio obiettivo è arrivarci in, diciamo, cinque anni. Per questo il 2026 per me sarà l’anno della verità: so che se vinco, sarò in una posizione davvero buona. Quindi va da sé che sarà l’anno più importante della mia carriera finora, per fare passi avanti nella mia crescita. Ma allo stesso tempo, tra cinque anni, voglio essere in Formula 1. E questo è l’obiettivo principale.
