La carriera di Zanardi non ha mai seguito la direzione che sembrava destinata a prendere. Quando finalmente arrivava un’opportunità, spesso qualcosa finiva per portargliela via. E quando una strada sembrava chiudersi, poco dopo se ne apriva un’altra completamente diversa.
È successo fin dagli inizi, in un percorso costruito passo dopo passo e senza grandi mezzi, dai kart fino alla Formula 1. Quello che per qualsiasi pilota avrebbe rappresentato il punto d’arrivo, però, per Zanardi non è mai diventato davvero il centro della sua storia. Nel Circus ha trovato occasioni, le ha perse, ne ha sfiorate altre e più volte si è ritrovato senza un sedile proprio quando sembrava poter arrivare la svolta.
La più importante, alla fine, è arrivata lontano dalla Formula 1. Negli Stati Uniti Zanardi ha trovato nella CART la dimensione che fino a quel momento gli era mancata. Non soltanto perché ha iniziato a vincere, ma perché lì è emerso fino in fondo il pilota che sarebbe rimasto nell’immaginario di tanti: velocissimo, aggressivo, capace di rimonte impossibili e di vedere uno spazio anche dove sembrava non esserci. Due titoli, vittorie entrate nella storia e un sorpasso, quello al Cavatappi di Laguna Seca, diventato talmente iconico da non aver bisogno di spiegazioni.
Persino il ritorno in Formula 1, quello che avrebbe dovuto rappresentare la definitiva rivincita, ha finito per seguire lo stesso copione. L’esperienza con la Williams nel 1999 si è chiusa dopo una sola stagione, senza i risultati sperati. Un altro finale, seguito qualche tempo dopo da un altro ritorno in America. Ma il momento che avrebbe cambiato davvero il significato della sua storia doveva ancora arrivare.

Il giorno che cambia la storia di Alex Zanardi
Il 15 settembre 2001, al Lausitzring, Zanardi rimane coinvolto in un incidente terribile che gli costa entrambe le gambe e lo porta a un passo dalla morte. Fino a quel momento aveva continuato a ricominciare perché il motorsport gli aveva chiuso una porta, perché una squadra era fallita o perché un’occasione era sfumata. Questa volta ricominciare significava qualcosa di completamente diverso. Ed è forse da qui che la storia di Zanardi smette definitivamente di poter essere raccontata soltanto come quella di un pilota.
Dopo le operazioni e la riabilitazione torna in piedi con le protesi. Poi torna al Lausitzring per completare simbolicamente i tredici giri che gli mancavano di quella gara. E infine torna a correre davvero. Ma nemmeno questo gli basta. La handbike apre un’altra strada ancora e quello che nasce come un nuovo modo di mettersi alla prova diventa una seconda carriera ai massimi livelli, fatta di titoli mondiali e medaglie paralimpiche.
Nel 2020, un nuovo gravissimo incidente durante una gara di handbike ha cambiato ancora una volta il corso della sua vita. L’ennesimo capitolo imprevedibile di una storia nella quale, forse più che in qualsiasi altra, parlare di limiti ha sempre significato parlare di ciò che poteva esserci oltre.
In occasione di quello che sarebbe stato il suo 60° compleanno, abbiamo ripercorso la storia di Alex dall’inizio, raccontando non soltanto i momenti che tutti ricordano, ma anche le occasioni mancate, gli episodi meno conosciuti e tutte quelle svolte che hanno reso il suo percorso così difficile da racchiudere in una sola vita.

