Se si prova a chiedere a qualsiasi appassionato cosa manca alla Formula 1 attuale, il 99% risponderà una stessa cosa: il rombo dei motori. E per questo non sorprende vedere gente quasi con gli occhi lucidi, quando sente un motore di una F1 anni ’90 accendersi, o le Ferrari degli anni 2000 scatenare i loro cavalli sul circuito del Mugello. Perché per smuovere i cuori degli appassionati, in fondo, basta “poco”.
Una cosa che distingue questo tipo di evento rispetto ai Gran Premi che siamo ormai abituati a vedere è l’accessibilità. La possibilità di immergersi in un mondo che non comprende solo macchine ma anche persone. Vedere da vicino il lavoro dei meccanici, poter parlare con piloti di ogni nazionalità ed età, che non risparmiano niente, e tirano come dei matti per la stessa cosa che ci accomuna tutti: la passione per il Motorsport.
Si gira nel paddock, tra gomme, latte di benzina e gazebi che hanno poco a che vedere con le hospitality di adesso. Una macchina, l’indispensabile per le riparazioni, una buona dose di caffè, con l’odore di benzina e il rombo dei motori che alle prime luci del mattino dà il buongiorno. Generazioni che si confrontano e si mischiano non solo in pista. Tra vetture dagli anni ’60 ai ’90 ma anche tra gli spalti, con bambini che magari per la prima volta assaporano questo mondo, e se ne innamorano. Perché è difficile andarsene via senza la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale. Senza innamorarsi.
Un cuore Rosso che continua a battere
E se parliamo di amore, di amore per il Motorsport, soprattutto per noi italiani sappiamo bene che la prima immagine che ognuno di noi ha associato a questa emozione è un cavallino rampante su una bandiera rossa fuoco. Al Mugello per questo Gran Premio storico d’Italia sono arrivate le Ferrari più iconiche, quelle della golden age, dal 1996 al 2006. Vetture che hanno segnato un’epoca per le loro vittorie, per la loro innovazione, per la loro bellezza. E con loro sono tornati anche dei piloti che hanno fatto parte di tutto questo, che sanno bene cosa vuol dire correre su una Ferrari, far parte di qualcosa di così grande e importante. Vedere e sentire prima ancora che il rombo del motore della propria macchina il calore di migliaia di Tifosi, è qualcosa di unico e insostituibile.

Arnoux, Berger, Irvine, Johansson, Fisichella, Salo, Badoer, Giovinazzi e non solo: tanti protagonisti di epoche diverse della storia Ferrari, tutti riuniti nel caloroso abbraccio del pubblico del Mugello. Proprio vero che, come si dice, quando sei della Ferrari lo sei per sempre.
“Ieri, prima di andare via, mi sono messo dall’alto a guardare il paddock. Era bellissimo, erano anni che non vedevo un paddock del genere“, ci dice un meccanico.
Nicola Larini, invece, protagonista della parata delle Ferrari, all’arrivo sul rettilineo davanti alla tribuna colma di gente rimane senza parole. “Dal 1984 corro al Mugello e non mi era mai capitato di vedere una tribuna così piena e calorosa, è incredibile“. Sono solo alcune delle testimonianze che abbiamo raccolto in questo weekend. Un’organizzazione ben riuscita, un evento che letteralmente ha preso il format già rodato in Francia da anni e lo ha trasportato in Italia, dove un evento del genere mancava davvero al panorama dello sport motoristico tricolore. Una prima edizione che, visto il grande successo di pubblico e lo spettacolo in pista e fuori, sicuramente non sarà l’ultima.
Perché le vetture da corsa non hanno bisogno di un museo: il loro museo è la pista.
