Il 2025 ha messo in luce tutte le fragilità di Red Bull. La squadra non aveva più quel margine di superiorità che l’aveva resa intoccabile: la macchina è apparsa complicata da regolare, sensibile e spesso instabile. Da lì è iniziato un effetto domino che ha coinvolto anche i piloti, con promozioni e retrocessioni lampo tra la squadra principale e i Racing Bulls. E a rendere il quadro ancora più instabile è arrivato l’addio di Christian Horner a stagione in corso. Una cesura che ha chiuso un’era e lasciato a Laurent Mekies il compito di ridisegnare la leadership del team in corsa.
In mezzo a questo scenario, Max Verstappen ha continuato a essere l’eccezione. A Monza è arrivata la sua terza vittoria stagionale, confermando che, anche senza la macchina migliore, il tre volte campione resta il punto fermo del progetto. Ma Red Bull sa bene che non può vivere soltanto delle prodezze di Max: serve un compagno di squadra solido, in grado di portare punti pesanti e stabilità.
Secondo Auto Motor und Sport, quella scelta è già stata fatta: nel 2026 accanto a Verstappen ci sarà Isack Hadjar. Il francese ha convinto tutti con una crescita costante e con il podio di Zandvoort, che lo ha proiettato come il nuovo volto del team di Faenza.
Ma la promozione di Hadjar non è l’unica mossa in arrivo. All’orizzonte c’è Arvid Lindblad, 18 anni, già con la superlicenza FIA in tasca e protagonista di una stagione di Formula 2 che fino a Monza lo aveva reso uno dei giovani più apprezzati dell’Academy. Quel week-end, però, ha lasciato un segno: il contatto con Dunne, e il successivo incidente con Stanek hanno offuscato la sua immagine, spingendo Marko a rivedere almeno in parte il giudizio. Un episodio isolato o un campanello d’allarme sulla sua maturità? Difficile dirlo, ma resta il fatto che Lindblad rimane un prospetto in prima linea per il salto in Formula 1. Se davvero dovesse approdare nei Racing Bulls già dal 2026, il team satellite dovrebbe liberare un sedile. Ed è qui che nasce il dilemma vero: chi sacrificare tra Yuki Tsunoda e Liam Lawson?
Tsunoda, il talento che non è mai esploso
Yuki Tsunoda è arrivato in Formula 1 con il sostegno di Honda e con l’etichetta di talento puro, capace di unire aggressività e velocità naturale. Nei suoi anni al volante ha mostrato sprazzi di grande potenziale. Ma allo stesso tempo ha lasciato la sensazione di un pilota incompiuto. Mai in grado di trasformare quelle fiammate in costanza.
Il 2025, con la promozione accanto a Verstappen, avrebbe dovuto essere la stagione della maturità. Invece la narrativa è rimasta simile: qualche weekend brillante, ma troppi errori e troppa discontinuità per garantire la solidità che Red Bull cerca. E ora che Honda, dal 2026, non farà più parte del progetto, Tsunoda perde anche il principale sostegno politico che lo ha tenuto agganciato alla squadra nei momenti più difficili.
Senza quell’appoggio, restano soltanto i risultati. E la verità è che finora non sono stati abbastanza per rendere inevitabile la sua conferma. Tsunoda sembra vivere in un limbo: troppo esperto per essere ancora considerato una promessa, ma non abbastanza incisivo per diventare una certezza.

Lawson, l’occasione data troppo presto
Se c’è una cosa in cui Red Bull eccelle è bruciare i talenti. Gasly e Albon lo sanno bene. Con Lawson la storia ha avuto un copione simile: due gare in squadra con Verstappen, nessun punto, e la retrocessione immediata nei Racing Bulls. Da quel momento il neozelandese ha provato a rimettersi in carreggiata, con una stagione fatta di alti e bassi. In otto gare ha raccolto tre ottavi posti e soprattutto un 6º posto in Austria, il suo miglior risultato del 2025. Piazzamenti utili, certo, ma non abbastanza per ribaltare le gerarchie interne.
Il confronto con Hadjar è impietoso: il francese ha addirittura conquistato un podio e dà la sensazione di crescere gara dopo gara, mentre Lawson alterna qualche spunto positivo a troppi weekend anonimi. La sua esperienza in Racing Bulls potrebbe comunque giocare a suo favore. Red Bull potrebbe scegliere di tenerlo come opzione di continuità, anche per non confermare l’immagine di una scuderia che brucia i giovani al primo errore. Ma fino a oggi, Lawson non ha fatto abbastanza per imporsi come certezza.
La scelta è dura. Da un lato abbiamo Tsunoda, che ha avuto più chance di tutti ma non ha mai fatto il salto definitivo; dall’altro Lawson, che è stato scartato troppo presto e ora reclama una seconda opportunità. Non sappiamo quando arriverà la conferma ufficiale, ma è chiaro che le prossime gare saranno decisive per Tsunoda e Lawson: uno dei due dovrà convincere più dell’altro.
In tutto questo, l’unico vero punto fermo della Red Bull resta Verstappen. Sempre che, un giorno, non decida di lasciare la Formula 1 per altre sfide.
