Qualche settimana fa Max Verstappen aveva definito le nuove monoposto del 2026 delle “Formula E sotto steroidi”, un termine che aveva fatto parecchio rumore nel paddock perché metteva in discussione l’essenza stessa della nuova era tecnica della Formula 1. Non tutti però avevano condiviso quella lettura. Tra i più scettici c’era anche Lando Norris, campione del mondo in carica, che aveva risposto all’olandese con una certa ironia, arrivando persino a suggerirgli che se davvero non si divertiva più avrebbe potuto anche smettere.
A distanza di poche settimane, però, qualcosa sembra essere cambiato. Perché al termine delle qualifiche del Gran Premio d’Australia lo stesso Norris ha usato parole sorprendentemente dure per descrivere queste nuove monoposto, arrivando a dire che la Formula 1 è passata “dalle migliori vetture mai costruite alle peggiori da guidare”.
Parole che finiscono per avvicinarsi molto a quanto detto dal suo rivale, Max Verstappen. E che riaprono una questione più ampia: se questa nuova generazione di vetture stia davvero togliendo ai piloti il piacere di correre.
Una Formula 1 di gestione, non di talento
Il malessere espresso da Norris non nasce soltanto dal risultato delle qualifiche di Melbourne, dove il campione del mondo in carica scatterà dalla terza fila con una McLaren apparsa lontana dalla Mercedes nonostante la stessa Power Unit. Il punto, piuttosto, riguarda il modo in cui queste monoposto si guidano. Secondo il britannico, il nuovo equilibrio tra motore termico ed energia elettrica ha trasformato profondamente l’esperienza al volante. La potenza divisa quasi equamente tra le due componenti ha reso la gestione dell’energia il vero centro della guida, costringendo i piloti ad adattarsi a un approccio completamente diverso rispetto al passato.
“Il fatto è che il motore è diviso al 50% tra energia termica ed elettrica e semplicemente non funziona”, ha spiegato Norris. “Si decelera così tanto prima delle curve che bisogna alzare il piede ovunque per assicurarsi che la batteria sia al massimo livello. Ma se poi è troppo alta sei fregato lo stesso”.
Capire come sfruttare questo equilibrio diventa la vera sfida tecnica del giro, ma per i piloti significa anche passare molto più tempo a controllare ciò che accade sul volante che in pista. Lo stesso Norris lo ha sperimentato direttamente nelle qualifiche, quando ha colpito un detrito perso dalla Mercedes di Andrea Kimi Antonelli. In quel momento, ha raccontato, stava guardando proprio il display del volante per capire quale velocità avrebbe raggiunto alla fine del rettilineo e come gestire la frenata successiva.
È un dettaglio che racconta bene quanto questa nuova Formula 1 sia diversa da quella a cui i piloti erano abituati.

Verstappen: “Mi sento vuoto, non ho alcuna emozione”
Verstappen, dal canto suo, ha espresso la stessa frustrazione con toni ancora più netti, spiegando come il problema non fosse solo il risultato ma la sensazione stessa di stare in macchina.
“Come ho detto, per me non fa nemmeno differenza dove mi qualifico. Che fossi stato davanti o dove sono ora, emotivamente e come sensazione è essere completamente vuoto. Non ho alcuna emozione, sono completamente vuoto”.

E sentir dire a un pilota di Formula 1, che corre sul filo del rischio una frase come queste è davvero avvilente. In questo senso, anche l’incidente di Verstappen nel Q1 dice molto. Il bloccaggio del posteriore in frenata, la rotazione improvvisa e la macchina contro le barriere sono il riflesso più evidente di monoposto che chiedono ai piloti una lettura ancora poco naturale, anche per chi ha il talento e l’esperienza per adattarsi più in fretta degli altri.
“Su questo circuito, con questi regolamenti, tutto è innaturale. Fondamentalmente devi stare il meno possibile sull’acceleratore ovunque per risparmiare batteria. Alcune curve devi affrontarle in modo diverso così, quando esci, puoi di nuovo risparmiare batteria. Per me questo ha molto poco a che fare con le corse. Anche al simulatore la sensazione era pessima, al punto che non avevo voglia di guidare la macchina. E ora è la stessa cosa.“
L’anno però è ancora lungo, e Max come gli altri sembra destinato, almeno per quest’anno ad accettare questo compromesso. Con la differenza che lui ha già una scappatoia, il GT.
“Mi sono già preparato mentalmente al fatto che potrà essere un anno molto lungo. Se in aprile non dovessero esserci gare potrò correre di più in Germania, sulla GT3. Quello mi piace di più, lo so già”.