Il risveglio australiano, con le prime qualifiche di questo Mondiale 2026, ha confermato ciò che i test avevano in parte evidenziato: la Mercedes aveva giocato a carte coperte. D’altronde non serve dimostrare di avere un vantaggio durante i test o nelle prove libere. Serve piuttosto farlo in pista, nelle sessioni che contano. E le qualifiche hanno portato il team di Brackley allo scoperto, con buona pace degli avversari, consapevoli di dover fare più di un miracolo per compensare questa differenza.
Una differenza non da poco, se pensiamo che Isack Hadjar, terzo con la Red Bull, ha chiuso a oltre sette decimi da George Russell e Andrea Kimi Antonelli. Certo, la gara è ancora tutta da valutare, con i possibili imprevisti di una prova sulla lunga distanza, ma i dati del long run delle prove libere australiane confermano un’ottima Mercedes anche su quel fronte.
Una qualifica dolce-amara per Red Bull
Il dominio della Mercedes però non è stato l’unico tema di queste qualifiche. In casa Red Bull, infatti, nonostante l’entusiasmo per il terzo posto ottenuto da Hadjar e l’ottimo piazzamento di entrambe le Racing Bulls, non si può nascondere la delusione per l’esclusione di Max Verstappen dalla partita. Nessuno avrebbe potuto immaginare che la prima bandiera rossa della stagione sarebbe stata causata dal quattro volte campione del mondo.
Il suo incidente nel Q1 ha però poco a che fare con un errore dettato dalla pressione, quanto piuttosto con un sistema che per i piloti è ancora difficile da decifrare. Le nuove Power Unit rendono più complessa la gestione del recupero dell’energia e delle frenate, sovvertendo quello a cui i piloti erano abituati. La frenata secca di Max alla fine del rettilineo di partenza ha infatti causato il bloccaggio dell’asse posteriore e un’immediata rotazione di 180 gradi, che lo ha portato in ghiaia e a muro, proprio mentre il motore stava accumulando energia in frenata. Fortunatamente Max ne è uscito illeso, senza conseguenze ai polsi, anche se moralmente a pezzi.
“Appena ho frenato, l’asse posteriore si è bloccato. Non capisco bene il problema. Dobbiamo indagare. È andata bene. Ci aspettavamo di essere lì, ma dobbiamo trovare più prestazioni. L’intero weekend non è stato dei più divertenti. Dovremo arrangiarci.”
Verstappen domani sarà quindi chiamato a una rimonta molto complicata, partendo dalla P20, a meno che il team non decida di farlo partire dalla pit lane. Di sicuro un colpo inatteso, che potrebbe regalarci, però, anche un po’ di spettacolo nelle retrovie.
Qual è il punto di forza di questa Mercedes?
Lì davanti, invece, con una prima fila tutta Mercedes, la lotta sembra poterci regalare meno emozioni. Red Bull, Ferrari e McLaren, che condivide con il team di Brackley la stessa Power Unit, sono distanti, e questo forse non ha a che fare solo con il rapporto di compressione che ha tenuto banco nella prestagione. La forza della Mercedes a Melbourne sembra essere l’efficienza di questa Power Unit, che permette alla W17 di gestire meglio la ricarica dell’energia. L’opposto di quanto riesce a fare Honda: un motore termico poco performante costringe infatti a sfruttare l’ibrido per sopperire alla mancanza di potenza, ritrovandosi poi a secco di energia.
Quello che però non torna è come possa esserci un divario così grande tra due team che montano lo stesso motore, dato che la McLaren si è qualificata a nove decimi di distanza dalle due Frecce d’Argento. Indubbiamente non si tratta solo di una questione legata al motore, ma anche di una buona vettura dal punto di vista meccanico e aerodinamico. La gara ci dirà di più anche da questo punto di vista, soprattutto sulla gestione delle gomme.
Un altro punto di forza, non nascondiamocelo, sono i piloti. Se lo scorso anno ci si poteva lamentare di una lotta interna poco entusiasmante tra Oscar Piastri e Lando Norris, l’idea di uno scontro Russell-Antonelli appare molto più allettante. Entrambi hanno talento e fame e potrebbero regalarci un finale tutto tranne che scontato.

Le impressioni dei piloti avversari
Il dominio Mercedes ha inevitabilmente provocato anche le prime reazioni nel paddock. Lewis Hamilton ha chiesto apertamente alla FIA di intervenire, anche se eventuali verifiche non potranno arrivare nell’immediato. Se il vantaggio Mercedes fosse davvero legato al rapporto di compressione, infatti, lo si potrà verificare solo dal 1° giugno, quando la FIA introdurrà anche una verifica a caldo.
Prima di allora qualsiasi vantaggio non potrà essere dimostrato né tantomeno eliminato.
“Non so esattamente se questo vantaggio sia dovuto al rapporto di compressione. Spero non sia così, e che sia solo una questione di pura potenza: in questo caso dobbiamo fare un lavoro migliore. Se fosse una questione di rapporto di compressione, allora sarei deluso dal fatto che la FIA abbia permesso che ciò accadesse. Dobbiamo attendere fino al 1° giugno? A quel punto la stagione sarà finita, o comunque avremo perso un sacco di punti. D’altronde siamo indietro di un secondo in qualifica.” ha detto Lewis.
Charles Leclerc, invece, appare più rassegnato. Come se, almeno per il momento, contro lo strapotere Mercedes ci sia poco da fare.
“Non credo che ci sia molto da fare per ora. Il divario è enorme. La Mercedes ci mette un po’ di tempo in più rispetto a noi per trovare la giusta finestra in partenza, ma non contiamo su questo per vincere la gara di domani. Sono più o meno sicuro che riusciranno a partire bene e che non ci sarà una grande differenza al via.”
La Ferrari nei test ha impressionato proprio per lo scatto nelle prove di partenza. Ma la Mercedes sembra comunque avere il margine necessario per recuperare. Tuttavia, con Verstappen lontano e le due McLaren meno brillanti del previsto, l’obiettivo per la Ferrari resta comunque il podio. Un risultato che potrebbe ridare fiducia al team in attesa di capire se il grande vantaggio Mercedes sia davvero strutturale o in parte legato alle caratteristiche dell’Albert Park.