Al GP di Miami il weekend si è sviluppato attorno a un confronto continuo: quello tra il campione del mondo in carica, Lando Norris e il leader del mondiale, Andrea Kimi Antonelli. Il primo ha avuto la meglio nella sprint, il secondo ha risposto nella gara di domenica, dando vita a un duello a distanza che li ha visti spesso sullo stesso piano. Ma quell’equilibrio, in realtà, è durato solo fino a un certo punto. In una gara resa complessa da condizioni variabili e scelte strategiche delicate, è stato Antonelli a fare la differenza, soprattutto nella gestione dell’energia e nella capacità di leggere i momenti chiave.
La solidità di entrambi, però, non è mai stata in discussione. Anche perché il confronto con i rispettivi compagni di squadra racconta molto: Norris ha chiuso con 27 secondi di vantaggio su Piastri, Antonelli ha fatto ancora di più, lasciando Russell a 43 secondi.
Lucidità e adattamento, le armi di Kimi
Kimi si è imposto per la terza volta consecutiva, convertendo tutte le pole in vittorie. Quando risultati di questo tipo iniziano a ripetersi, è inevitabile pensare di essere davanti a qualcosa che va oltre la semplice normalità. Eppure, nel suo caso, l’eccezione sembra aver cambiato significato, diventando quasi normalità. Lavoro, metodo, concentrazione sono gli elementi che stanno sostenendo questa continuità. Gli errori fanno parte del percorso, ma ciò che lo distingue è la capacità di riconoscerli e correggerli in fretta. Unita alla rapidità di adattamento a macchina e pista, questa caratteristica oggi lo rende particolarmente solido nella gestione del fine gara.
La gara di domenica lo ha confermato. In un weekend senza aggiornamenti per Mercedes e con una concorrenza più vicina rispetto alle gare precedenti, Antonelli si è trovato a gestire una corsa più complessa del solito. Dal 29° giro in poi, una volta tornato in testa, ha dovuto difendersi costantemente da Norris, arrivato più volte a ridosso e in alcuni momenti realmente vicino al sorpasso.
Una pressione che, secondo Toto Wolff, ha anche una componente esterna da non sottovalutare. L’Italia è in fermento perché sono tanti anni che aspetta un pilota vincente. Il rischio è che non solo ogni vittoria possa annebbiare Kimi, ma anche che ogni errore venga amplificato. Contribuendo a complicare un percorso che è iniziato già in salita. Già perché le aspettative su Antonelli ci sono già dallo scorso anno. Da quando dopo appena una stagione in F2 è arrivato in Mercedes al posto di Lewis Hamilton. Ma c’è una cosa che può rassicurarci ovvero il fatto che Kimi sembra essere perfettamente in simbiosi con il team, e che goda di molta fiducia da parte della Mercedes, anche sulla scia di questi risultati.
In questo contesto, la gestione della pressione diventa centrale. Ed è anche per questo che in Mercedes la linea è chiara: protezione, più che esposizione. Un approccio che conosce bene anche la McLaren, alle prese con dinamiche interne complesse nella gestione dei propri piloti nell’anno in cui avevano una macchina superiore alle altre.

Russell ancora a secco
Quello che sicuramente piace meno alla Mercedes sono le quattro qualifiche consecutive perse da Russell contro Antonelli. In generale, il rendimento dell’inglese, un tempo considerato il futuro del team, sta perdendo consistenza nel confronto interno. Così si fa in fretta a passare da essere il futuro a diventare il passato.
Il quarto posto finale del GP di Miami, arrivato più per circostanze favorevoli che per passo puro, non ha rappresentato la risposta che cercava nel confronto diretto con il compagno di squadra. Russell, dovrà necessariamente rilanciarsi in Canada, soprattutto per tornare ad essere un riferimento all’interno del team.
Il ritorno della McLaren nel GP di Miami
Un po’ come nel 2024 a Miami è tornata a farsi vedere anche la McLaren. E’ ancora presto per dire se ha definitivamente risolto i problemi, ma le parole di Andrea Stella e la doppia presenza sul podio sono un segnale positivo. Con il nuovo pacchetto di aggiornamenti la MCL40 ha cambiato volto rispetto alle prime gare della stagione. A Woking, d’altronde sanno bene quanto sia importante lavorare sullo sviluppo.
Norris è stato protagonista dall’inizio alla fine del weekend del GP di Miami, vincendo la Sprint e restando in piena lotta anche nella gara della domenica, chiusa a ridosso di Antonelli e con il giro più veloce. Magari Lando avrebbe potuto rosicchiare ancora qualcosa con un pit-stop migliore ma questo di certo non ha compromesso il weekend.
Il potenziale dunque sembra esserci, la continuità però è tutta da vedere.
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