Ormai ce ne siamo fatti una ragione: le Sprint Race sono diventate parte integrante del calendario di Formula 1 e, almeno per i prossimi anni, dovremo conviverci. Ma forse mai come questa volta la scelta delle tappe per il 2026, appena resa ufficiale, ha fatto discutere. Si aggiunge Singapore, che alla Sprint ha poco o nulla da offrire. E si toglie Interlagos, l’unico circuito che aveva reso il format davvero credibile.
Le prime tre Sprint del 2025 hanno lasciato la stessa sensazione di sempre: un’idea che sulla carta promette azione, ma che in pista spesso si traduce in prudenza. Certo, senza le Sprint quest’anno la Ferrari sarebbe ancora a 0 vittorie, visto il successo di Hamilton in Cina che tra l’altro ha portato ad un +84% di ascolti in 15 mercati principali. Cose che però servono solo alle statistiche, e alle casse di Liberty Media, non di certo allo sport, o ai tifosi Ferrari. I numeri infatti sorridono a Liberty Media, con tribune piene dal venerdì e ascolti in crescita, ma basta guardare cosa è successo a Spa per capire i limiti del format. Le squadre non vogliono macchine danneggiate, i piloti non vogliono compromettere la domenica. E così, quello che dovrebbe essere un sabato di battaglie diventa spesso una processione.
Ma perché una Sprint a Singapore? E che fine ha fatto Interlagos?
E parlando di processioni veniamo al primo grande punto interrogativo di questo nuovo calendario Sprint. Che bisogno c’era di mettere Singapore? È già la gara più estenuante della stagione, un circuito dove sorpassare è quasi impossibile e dove i piloti arrivano al limite della sopportazione la domenica. Trasformarlo anche nel teatro di una Sprint significa condannarci a 100 km di nulla, senza duelli e con il potenziale rischio di vedere sostanzialmente una sessione di prove libere per evitare di sprecare energie inutilmente. Un’aggiunta che non farà altro che svuotare di senso il format.
L’altro punto interrogativo riguarda invece chi è rimasto fuori: Interlagos. Dopo aver ospitato alcune delle Sprint più avvincenti, il tracciato di San Paolo ha dovuto cedere il posto in nome di una sorta di turnazione che nessuno aveva chiesto. Un cambio che fa storcere il naso non solo ai tifosi, ma a chiunque abbia visto quanto bene funzionasse il format su quelle curve. Perché se c’è un circuito che aveva dimostrato di poter rendere la Sprint interessante, era proprio questo.

Il debutto di Montreal potrebbe essere una buona idea: rettilinei lunghi, frenate secche, possibilità di errore. Ma il dubbio è sempre lo stesso: se i piloti non vogliono rischiare nulla il sabato, anche il Canada finirà per offrire poco più di un trenino a velocità sostenuta. L’impressione è che anche qui, così come a Silverstone, che torna ad ospitare la Sprint, il format viva più di speranza che di sostanza.
Si parla già di portare le Sprint a dodici per stagione, magari con griglie invertite. Ma se le scelte resteranno queste, la quantità non basterà mai a coprire la mancanza di qualità.
