Tanto rumore per nulla. La nuova direttiva tecnica doveva scuotere la griglia, ma il sabato del Montmeló, a Barcellona ha solo confermato ciò che già si sapeva: la McLaren resta il riferimento, Oscar Piastri è il pilota più solido del momento, e la Ferrari ha perso un’occasione che era alla sua portata.
La McLaren si prende tutta la prima fila con Piastri e Norris nelle qualifiche di Barcellona, ma l’armonia comincia a scricchiolare. Oscar Piastri e Lando Norris sono separati da tre punti in classifica, compagni di squadra solo sulla carta. In pista, ormai, ognuno gioca per sé. Lo si è visto nel primo tentativo del Q3, quando Norris ha provato a mettersi in scia al compagno per sfruttarne il traino sul dritto. Piastri ha capito subito e ha risposto in modo semplice ma inequivocabile: ha alzato il piede e si è sfilato di traiettoria, togliendogli ogni vantaggio.
Via radio, Piastri ha lanciato una stoccata leggera ma eloquente: “Cheeky”. Da uno che parla poco, basta una parola per far passare il messaggio. E poi, al secondo tentativo, ha firmato la pole con due decimi di margine. È la quarta della stagione, forse la più significativa: perché arriva nel weekend in cui le regole dovevano rimescolare tutto, e invece hanno chiarito, se mai ce ne fosse bisogno, che è lui l’uomo da battere.
Ferrari, occasione sprecata e sguardo alla domenica
Per la Ferrari, il sabato di Barcellona è stato più un rimpianto che una delusione. Non perché mancasse il potenziale per fare meglio, ma perché è stato gestito male. Charles Leclerc, arrivato a Barcellona dopo la P2 a Monaco, ha chiuso solo settimo dopo un Q3 condizionato da una scelta strategica poco ispirata: anticipare il time attack per conservare un treno di gomme soft per la gara. Uscito in pista troppo presto, non ha potuto sfruttare l’evoluzione dell’asfalto. Il risultato? Un solo tentativo prima degli altri, e una posizione di partenza che non riflette il suo vero ritmo. Il quarto posto, se non il terzo era realisticamente alla portata, ma ancora una volta la Ferrari ha mancato l’appuntamento con il dettaglio che fa la differenza. Una scelta dipesa da Charles, che spera di poterne trarre vantaggio in gara.
Alla gara pensano anche Vasseur e Hamilton che ha colto a differenza di Charles un quinto posto prezioso, sfruttando meglio il potenziale della SF-25. Per la prima volta Lewis, ha mostrato segnali chiari di sintonia con la monoposto, soprattutto in ingresso curva e in frenata. È ancora lontano dalla perfezione, ma la tendenza è incoraggiante.
Lo scenario per domenica, quindi, resta aperto. La Ferrari ha impostato il weekend puntando forte sul passo gara, sacrificando qualcosa in qualifica per avere più flessibilità strategica. Entrambi i piloti avranno a disposizione due set di medie nuovi, un vantaggio potenziale su una pista ad alto degrado come il Montmeló. Secondo Frederic Vasseur, la SF-25 ha mostrato buoni segnali nei long run, anche se il ritmo è apparso altalenante, con problemi legati alla gestione delle posteriori, soprattutto nei tratti più sporchi e scivolosi.
Hamilton è invece convinto che ci siano margini per lottare per il podio, anche se servirà una partenza aggressiva. Leclerc, invece, partirà con più traffico e dovrà recuperare senza compromettere la gestione delle gomme. Ma il vero dubbio è un altro: quanto reggerà il ritmo gara delle Ferrari rispetto alle McLaren e a Verstappen? La velocità sul giro singolo resta un limite, ma sulla distanza la SF-25 può ancora giocarsela — a patto di non sbagliare più nulla.

Verstappen osserva, Mercedes si inserisce, dietro si prospettano belle lotte
La prima fila a Barcellona è tutta Papaya ma tra i due litiganti, c’è di mezzo un certo Max Verstappen, terzo in griglia con lo stesso tempo di George Russell (ma davanti per via dell’ordine di passaggio sul traguardo). Nonostante non è apparso impeccabile nel Q3, Max è lì. Silenzioso, minaccioso, con quella costanza che fa paura. Come a Imola, basta un dettaglio per riportarlo in lotta. E domenica, con temperature torride e degrado alle stelle, ogni dettaglio fa la differenza. Ma il dato inquietante per Red Bull è un altro: il suo compagno di squadra, Yuki Tsunoda, partirà ultimo. Un gap abissale. La Red Bull è tornata Verstappen-dipendente in maniera patologica. E quando accade questo, significa che l’auto non regge più il confronto con i rivali, e solo il campione tiene in piedi il castello.
Russell quarto, Antonelli sesto. Mercedes conferma di esserci almeno sul giro secco, ma resta un’incognita sulla distanza.
Fuori dai riflettori, brilla ancora Isack Hadjar, nono con una Racing Bulls che sembra fatta per le qualifiche. E si prende gli applausi anche Fernando Alonso, che davanti al suo pubblico ha portato l’Aston Martin in top ten nonostante una macchina ancora instabile. Gasly (8°) e Bortoleto (12°) completano il gruppo di quelli che hanno fatto più del previsto.
E poi c’è il fondo della griglia: Carlos Sainz fuori al Q1, Colapinto appiedato dalla sua Alpine nel momento decisivo, Tsunoda ultimo. Una fotografia crudele per chi, per un motivo o per l’altro, ha visto le speranze svanire già al sabato. Ma la gara, a Barcellona, è un’altra storia. Due soste sembrano la scelta più probabile, la gestione termica sarà cruciale e le gomme soft rischiano di sparire dopo pochi giri. In questo scenario, la solidità può contare più della velocità. E allora tutto resta aperto.
Forse il game changer arriverà, solo non nel modo che tutti si aspettavano.