Max Verstappen in Austria non ha solo perso una gara. Ha perso un altro pezzo di mondiale. Il contatto con Kimi Antonelli, arrivato dopo appena tre curve, lo ha escluso dalla gara e ha reso ancora più complicata una rincorsa al titolo che già appariva in salita. In più con Tsunoda ultimo al traguardo e mai in partita, Red Bull ha chiuso a secco nel proprio GP di casa. Nel vuoto lasciato da Red Bull si è inserita, senza troppa fatica, la McLaren. Norris e Piastri hanno comandato la gara dal primo all’ultimo giro, ma la sfida tra loro non è mai esplosa davvero. Lando ha corso da primo della classe, gestendo bene la difesa su Piastri.
Quello tra i due papaya è stato un duello interessante ma che è durato poco, fino a quando il muretto non ha deciso di smorzare i toni. Con la precisione chirurgica di chi sa bene cosa rischia, e cosa può perdere, lasciando correre davvero i propri piloti. La doppietta al GP d’Austria vale tanto in ottica campionato e, con Verstappen fuori, era l’occasione perfetta per capitalizzare. Ma in un’era in cui la Formula 1 promette spettacolo a ogni giro, ci si aspetta che almeno chi è libero di correre…lo faccia fino alla fine.
Un caos controllato
Il punto è che questo atteggiamento porta con sé anche una rinuncia. Perché Norris e Piastri sono forti, maturi, vicini nelle prestazioni. E un confronto reale tra loro potrebbe essere il cuore del campionato. Ma oggi McLaren ha scelto un’altra strada: quella della cautela. Ha preferito proteggere i punti invece di lasciare che fossero i piloti a decidersi il destino in pista. È un rischio che pagherà nel lungo periodo? Forse no. Ma intanto ha tolto qualcosa anche a chi guarda.

Con Verstappen fuori dai giochi dopo poche curve e Leclerc al via dalla prima fila, c’erano le condizioni per vedere la Ferrari al centro della scena. Ma non è successo. La Rossa ha disputato una gara ordinata, senza sbavature, ma è rimasta presto fuori dal confronto diretto per la vittoria. Leclerc ha perso la posizione su Piastri al primo giro e non è più riuscito a ricucire il distacco. Hamilton, alle sue spalle, ha seguito lo stesso copione. Nessuno dei due ha commesso errori, ma nessuno dei due ha avuto il passo per fare qualcosa di diverso.
Il risultato finale del GP d’Austria è coerente con quanto visto in pista. Un terzo e un quarto posto che consolidano la Ferrari come seconda forza del momento, anche in un fine settimana segnato dall’assenza della Red Bull. Ma se il podio è ormai una certezza, la vittoria resta lontana. E in un campionato dove McLaren sembra aver preso slancio, questo equilibrio rischia di trasformarsi in una distanza difficile da colmare.
A rianimare la corsa ci hanno pensato i nomi meno attesi. Lawson ha completato il suo miglior weekend in Formula 1, portando a casa un sesto posto senza sbavature. Bortoleto ha finalmente centrato i suoi primi punti, battagliando fino alla fine con Alonso. Due prestazioni concrete, che raccontano bene il centro gruppo di oggi: affollato, incerto, ma con margini per emergere se si sbaglia poco.
Il GP d’Austria ha finito per assomigliare a una partita già scritta. Senza Verstappen, con una Red Bull spenta e una Ferrari mai realmente in partita, McLaren si è trovata libera di dettare il ritmo e gestire il risultato. Lo ha fatto con intelligenza, evitando rischi inutili e portando a casa una doppietta preziosa. Ma nel farlo ha anche tolto tensione alla corsa, sterilizzando quel confronto interno che avrebbe potuto essere il cuore del weekend.
Non è una colpa, è una scelta. Ma resta il fatto che questa Formula 1, sempre più attenta a massimizzare i punti, a contenere i danni, a pianificare ogni dettaglio, finisce spesso per rinunciare proprio a ciò che dovrebbe distinguerla: il conflitto, l’imprevedibilità, la lotta.
Il Red Bull Ring avrebbe potuto offrire tutto questo.
Ma senza Red Bull in gara, senza una Ferrari pronta ad approfittarne e con una McLaren che ha scelto il controllo, è mancato proprio ciò che dà senso a un circuito così particolare.
Un Red Bull Ring senza Red Bull ma anche senza ring.