Con la quarta vittoria consecutiva al GP del Giappone, la prima del 2025, l’olandese ha ricordato a tutti perché resta il punto di riferimento in griglia. In un weekend senza pioggia, senza strategie imprevedibili, senza grandi sorprese, a fare la differenza è stato lui. Pulito, costante, lucido. Sempre un passo avanti.
Il momento chiave è arrivato durante la sosta ai box, quando Norris ha tentato il tutto per tutto per superarlo all’uscita della corsia. Un attacco al limite, finito sull’erba, che ha scatenato le proteste dell’inglese ma che non ha portato a conseguenze. Una manovra quasi disperata, che più che una sfida concreta ha dato l’impressione di essere un ultimo tentativo prima di arrendersi all’idea che, in pista, Max fosse irraggiungibile.
Chi invece ha dato l’impressione di non voler rischiare al GP del Giappone è stata la McLaren. Con due monoposto in piena corsa e una macchina che, sulla carta, sembrava la più competitiva, si è ritrovata a inseguire senza mai davvero tentare il sorpasso. Piastri aveva ritmo, e in radio ha fatto capire di volersela giocare. Ma dal muretto è arrivata una risposta prudente, come se la squadra avesse già deciso che quel secondo e quel terzo posto andavano bene così. Come se battere Verstappen fosse un’eventualità troppo complicata da gestire.
Eppure, proprio contro Max, ogni occasione andrebbe sfruttata. Perché quando è lui a dettare il passo, il margine d’errore si azzera. E non basta stare vicino, serve provarci fino in fondo. McLaren, stavolta, non l’ha fatto. E a fine stagione, gare come questa potrebbero pesare.

Red Bull riparte dal GP del Giappone
La vittoria di Suzuka non ribalta i valori in campo, ma dice molto. Red Bull, dopo un avvio incerto, ha mostrato compattezza, lucidità e — finalmente — una macchina più vicina alla vetta. Il potenziale c’è, ma è ancora tutto da sviluppare. Suzuka ha dato alla RB21 ciò che mancava nelle prime due gare: stabilità. La macchina si è comportata bene su una pista completa e impegnativa, e la squadra ha evitato gli errori che l’avevano rallentata tra Australia e Cina. Ma a fare la differenza è stato ancora lui: Max. Ha gestito ogni dettaglio, dal primo giro all’ultimo, trasformando un potenziale secondo posto in una vittoria pesante. Una di quelle che, viste col senno di poi, finiscono spesso in copertina quando si tirano le somme.
E mentre Max alza l’asticella, Red Bull ritrova segnali positivi anche dall’altra metà del box. Yuki Tsunoda ha chiuso fuori dai punti, ma ha mostrato finalmente un feeling crescente con una vettura difficile da interpretare. Il confronto con Lawson è già a suo favore. Meno errori, più consistenza, più ordine. Se continuerà a crescere, potrà essere una risorsa preziosa in un campionato che si giocherà anche nei dettagli.
Antonelli e Hadjar: due studenti modello
E a proposito di giovani in crescita, Suzuka ha messo in mostra anche le nuove leve. Andrea Kimi Antonelli ha corso la sua terza gara in Formula 1 con una maturità che non sembra appartenere a un diciottenne al debutto su una pista così complessa. Ha tenuto il passo di Russell per tutta la gara, ha gestito il consumo gomme con intelligenza e si è preso, quasi senza far rumore, due piccoli record: è diventato il più giovane pilota di sempre a guidare un Gran Premio, battendo proprio Verstappen. E il più giovane a far registrare il giro più veloce in gara. Kimi sta crescendo gara dopo gara, e con il margine di miglioramento che si addice ad un rookie può far sorridere gli italiani.
Anche Isack Hadjar ha lasciato il segno. Ottavo al traguardo e primo pilota del “mondo Red Bull” a portare punti oltre Verstappen, ha corso con intelligenza e determinazione. Il sorpasso su Carlos Sainz è stato uno dei pochi veri momenti spettacolari della gara, ma il suo weekend va oltre quell’episodio. Dopo un inizio difficile, Hadjar sta trovando continuità e ritmo. E con una Racing Bulls finalmente migliorata, potrebbe iniziare a entrare stabilmente in zona punti.

Ferrari ancora una volta, rimandata
Più opaca la prova della Ferrari, che conclude il GP del Giappone con un quarto posto per Leclerc e un settimo per Hamilton. Dopo il disastro cinese, il risultato non è negativo, ma nemmeno incoraggiante. Leclerc non è mai stato davvero in corsa per il podio, e Hamilton — partito con una strategia alternativa — ha guadagnato una posizione nei primi giri per poi restare bloccato nel traffico.
Il problema non è il risultato in sé, ma la sensazione costante di una macchina che ancora non parla la lingua dei suoi piloti. Il bilanciamento resta incerto, i picchi prestazionali arrivano a tratti, e le indicazioni raccolte finora non bastano per capire quale direzione seguire. In casa Ferrari si lavora già agli aggiornamenti, ma prima di introdurre novità, sarà fondamentale comprendere davvero quali sono i limiti di questa vettura. Senza risposte chiare, ogni mossa rischia di essere un tentativo alla cieca.
Questo basta per collocarla, ancora nella terra di mezzo. Non si sa quale è il vero potenziale della SF-25, e in questo momento la Rossa sembra inseguire più le risposte che i risultati.
E ora, chi è il favorito?
Tre gare, tre vincitori diversi, distacchi ridotti e gerarchie in movimento. Il mondiale 2025 ha tutte le premesse per essere il più aperto degli ultimi anni. Norris resta in testa al campionato, ma con un solo punto di vantaggio su Verstappen. Piastri è lì, a tredici lunghezze, e Mercedes e Ferrari restano agganciate sperando di rimettersi al passo.
Ma se si guarda oltre la classifica, una cosa è già chiara: Verstappen c’è. Sempre. Anche quando non ha la macchina migliore, anche quando parte sfavorito, riesce comunque a essere dove serve. E quando si apre uno spiraglio — come a Suzuka — lo trasforma in una vittoria. È questo che fa la differenza tra un buon pilota e un campione.
Oggi forse non è ancora il favorito tecnico, ma è sicuramente il più temuto. E se la Red Bull continuerà a migliorare, il mondiale potrebbe tornare a girare nella sua direzione.