Doveva essere il weekend del riscatto, e per qualcuno lo è stato. Ma non per la Ferrari. A Shanghai la McLaren si è presa tutto: la vittoria, la gloria, e persino quella doppietta che solo la pioggia aveva negato in Australia. Oscar Piastri si è scrollato di dosso le ombre di Melbourne dominando la gara con freddezza, mentre Norris ha completato l’opera per una McLaren che oggi detta il ritmo del mondiale. E la Ferrari? Dopo aver illuso con la pole e la vittoria Sprint di Hamilton, ha visto svanire tutto nel modo peggiore: prima il contatto tra i suoi piloti, poi una gara anonima, infine la mazzata definitiva con la doppia squalifica nel post-gara. Leclerc sottopeso, Hamilton con fondo irregolare. Diciotto punti cancellati in un attimo. Da festa a disfatta, senza scusanti.
McLaren e le conferme in Cina: sarà un mondiale a due?
Dopo aver accarezzato la doppietta a Melbourne, vanificata da un errore nel finale, il team di Woking ha messo le cose in chiaro in Cina: quando il pacchetto funziona e i piloti non sbagliano, il dominio è totale. Oscar Piastri ha conquistato la sua prima vittoria stagionale riscattando il podio sfumato in casa con una prestazione autoritaria, senza sbavature. Norris, che lo ha seguito sul traguardo, resta leader del campionato, ma la sensazione è che tra i due si stia già delineando una lotta che potrebbe accendersi nelle prossime gare. Non ci sono ordini di squadra, non ci sono gerarchie: c’è solo un team che, dopo anni di rincorsa, ha costruito una macchina che va forte ovunque.
La MCL39 è la vettura da battere. Non solo per le sue prestazioni in qualifica o per la gestione delle gomme, ma per l’equilibrio totale che riesce a garantire in ogni fase della gara. Una superiorità netta, mai in discussione, eppure costruita con pazienza e consapevolezza. La doppietta in Cina è arrivata senza scossoni, senza colpi di scena, e forse proprio per questo fa ancora più impressione: McLaren non ha dominato perché gli altri hanno sbagliato, ma perché ha fatto tutto meglio.
McLaren si gode il successo e al suo interno potrebbe già nascondersi la sfida mondiale che aspettavamo anche lo scorso anno. Per ora, il team ha lasciato correre liberamente entrambi, evitando giochi di squadra o preferenze. Ma con due piloti così vicini in classifica, così affamati e talentosi, quanto durerà l’equilibrio? A Woking hanno costruito una macchina capace di vincere su ogni pista. Ora, la sfida più grande potrebbe essere gestire la pressione che arriva… da dentro il box.
Red Bull e Mercedes rispondono
Dietro al dominio McLaren nel GP di Cina, il panorama si fa molto più incerto. Red Bull, che fino a un anno fa sembrava destinata a dettare legge per un’intera era tecnica, si ritrova a inseguire con fatica. Max Verstappen ha limitato i danni con un quarto posto solido, ottenuto grazie a una strategia alternativa e a un ritmo che nella seconda metà di gara è tornato competitivo. Ma non è bastato. L’olandese ha dato tutto, anche questa volta spremendo la RB21 come solo lui sa fare, ma è evidente che la vettura, in questo momento, non è all’altezza della McLaren. Manca bilanciamento, manca efficienza nelle curve a medio-alta velocità, e soprattutto manca un secondo pilota in grado di portare punti pesanti.
Liam Lawson, al volante della seconda Red Bull, ha vissuto un altro weekend da dimenticare. Ultimo in qualifica, invisibile in gara, mai in lotta per la zona punti. Un confronto impietoso con Verstappen che, inevitabilmente, ha riacceso le discussioni nel paddock: già a Suzuka potrebbe esserci un clamoroso ribaltone, con il ritorno di Yuki Tsunoda nel team ufficiale per provare a risollevare le sorti del mondiale costruttori. È presto per parlare di panico, ma Red Bull non può permettersi di regalare altri punti ai rivali, soprattutto ora che McLaren ha preso il largo e Ferrari pare ancora in difficoltà.
La Mercedes, invece, continua a lavorare a fari spenti, senza proclami ma con risultati incoraggianti. George Russell è tornato sul podio con un’altra gara solida, sempre in controllo, sempre nel posto giusto al momento giusto. L’antagonista che non ti aspetti, insomma. La W15 non è ancora una macchina da vittoria, ma è chiaro che ha ritrovato coerenza e ritmo. Non solo con Russell, ma anche con Andrea Kimi Antonelli, che ha chiuso al sesto posto, dopo la squalifica delle due Ferrari confermandosi la sorpresa più brillante di questo inizio di stagione. E dire che anche questa volta ha dovuto gestire un danno al fondo, causato dai detriti lasciati proprio dalle Ferrari dopo il contatto iniziale. Una prestazione che mostra maturità, velocità e intelligenza: tre qualità rare, soprattutto in un diciottenne al suo secondo GP in carriera.
Mercedes c’è, insomma. Non ancora per vincere, ma per lottare e crescere. A differenza di Red Bull, il team di Brackley ha la forza del collettivo, e due piloti che, per motivi diversi, stanno massimizzando ogni occasione. E chissà che presto non possa inserirsi anche nella lotta tra McLaren e Red Bull. Suzuka sarà un test importante anche in questa direzione.

La peggior Ferrari di sempre?
Se Melbourne aveva lasciato l’amaro in bocca, Shanghai ha completato l’opera, tramutando la delusione Ferrari in disastro. E questa volta non c’è strategia sbagliata a fungere da capro espiatorio: nel GP di Cina, la SF-25 ha semplicemente mancato l’appuntamento con la prestazione. Peggio ancora, ha lasciato la pista con entrambe le vetture squalificate, travolta da una domenica nata male e finita peggio.
La gara era cominciata già in salita, con il contatto tra Leclerc e Hamilton nei primi metri che ha danneggiato l’ala anteriore del monegasco, facendogli perdere circa 30 punti di carico aerodinamico. Una condizione che ha influenzato profondamente il suo rendimento, ma che non gli ha impedito di essere, per lunghi tratti, più veloce del compagno di squadra. È stato proprio questo, anzi, a spingere il muretto a invertire le posizioni tra i due, con Hamilton visibilmente contrariato dalla decisione. E dire che appena 24 ore prima, il sette volte iridato aveva riportato la Rossa sul gradino più alto del podio nella Sprint, celebrando la sua prima vittoria con il Cavallino. Sembrava l’inizio di un weekend memorabile. È diventato, invece, un incubo.
Le squalifiche, poi, hanno reso tutto irreparabile. La SF-25 di Leclerc è stata trovata un chilo sotto il peso minimo, quella di Hamilton fuori dai limiti per l’usura dello skid. Errori tecnici, di controllo e di gestione che non possono essere ignorati. In un campionato così serrato, ogni dettaglio conta. E alla Ferrari, per ora, mancano troppi dettagli. In più questa squalifica amplifica il dubbio sul gioco delle altezze su questa Rossa, e in generale sulla natura del progetto. La SF-25 sarà obbligata a girare più alta della concorrenza sacrificando la performance anche nei successivi appuntamenti?
C’è da riflettere, e in fretta. Perché dopo due gare e una Sprint, la Ferrari ha appena 17 punti in classifica costruttori, superata anche dalla Williams. I sogni di gloria si stanno scontrando con una realtà molto più dura. Una realtà fatta di limiti tecnici, fragilità strutturali e una gestione ancora lontana dall’eccellenza. A Suzuka, tra una settimana, servirà una reazione. Non solo per salvare la stagione, ma per salvare la credibilità di un progetto che doveva, finalmente, riportare la Ferrari ai vertici. Per ora, non ci siamo.

Le altre sorprese del GP di Cina
Alle spalle dei top team, il GP di Cina ha premiato chi è riuscito a restare lucido nel caos e a sfruttare ogni occasione. La sorpresa più grande è arrivata dalla Haas, che mette entrambe le vetture in zona punti con una prestazione solida e grintosa. Dopo un weekend da dimenticare in Australia, il team americano risponde con orgoglio: Ocon e Bearman hanno condotto una gara pulita, concreta, prendendosi anche qualche bel sorpasso e chiudendo rispettivamente in quinta e ottava posizione. Un bottino importante, che vale molto anche in termini di morale.
Ottima anche la prova della Williams, che si conferma costantemente competitiva nella mischia di metà classifica. Albon è ormai una certezza e lo dimostra con un’altra top ten convincente, mentre Carlos Sainz – autore di un weekend meno caotico rispetto a Melbourne – completa il quadro con un decimo posto utile a muovere la classifica.
Punti anche per l’Aston Martin, grazie a Lance Stroll che chiude nono e regala un po’ di ossigeno al team dopo il ritiro precoce di Fernando Alonso, fermato da un problema ai freni dopo appena quattro giri.
Dopo due gare di fila intense, la F1 si prende ora una breve pausa prima di tornare in pista a Suzuka, dove si inizieranno a delineare davvero le forze in campo. E dove chissà, potremmo vedere un altro pilota sul secondo sedile Red Bull.