Melbourne è il luogo delle prime volte. Il primo Gran Premio della stagione – per molti anni –, il primo podio, la prima vittoria con un nuovo team. E a volte, il primo vero test per chi affronta la Formula 1 per la prima volta.
La stagione 2025 parte da qui, come non accadeva dal 2019, con una griglia che mescola volti esperti e nuovi talenti pronti a lasciare il segno. Lewis Hamilton, al debutto con Ferrari, torna sul circuito che lo ha visto esordire in F1 nel 2007. Allora era un giovane all’esordio assoluto con McLaren; oggi è un sette volte campione del mondo con una nuova sfida davanti. Accanto a lui, tanti rookie pronti a vivere il loro primo Gran Premio: Gabriel Bortoleto, Andrea Kimi Antonelli e Isack Hadjar si troveranno per la prima volta a fare i conti con la pressione di una gara ufficiale, proprio su un tracciato che non ha mai perdonato gli errori.
Ma l’Albert Park è anche il circuito delle sorprese e dei colpi di scena. Qui si sono scritte pagine indelebili della storia della Formula 1: incidenti spettacolari, vittorie insperate, duelli al limite e finali che nessuno avrebbe potuto prevedere. E se la griglia di quest’anno è più incerta che mai, la tradizione di Melbourne suggerisce che nulla è scontato.
Tre punti iconici dell’Albert Park
Ogni circuito ha le sue zone rosse, quei punti diventati iconici per incidenti spettacolari, sorpassi indimenticabili o momenti che hanno scritto la storia della Formula 1. Ad Adelaide, la città che ha preceduto Melbourne ospitando il Gran Premio d’Australia fino al 1995, una curva è rimasta impressa nella memoria collettiva perché decise un intero Mondiale. Ma anche all’Albert Park ci sono almeno tre punti dove la storia si è scritta in modo spettacolare e drammatico. Ecco i punti più imprevedibili del GP d’Australia.
Curva 3: Brundle 1996 e Alonso 2016
Se c’è una curva che incarna il concetto di “zona ad alto rischio” a Melbourne, è senza dubbio la Curva 3. Due episodi, a vent’anni di distanza, ne mettono in evidenza la pericolosità.
Nel 1996, l’Albert Park fa il suo debutto in Formula 1 e, dopo pochi secondi dal via, Martin Brundle si ritrova protagonista di un incidente spaventoso. Partito dalle retrovie, il britannico della Jordan prova a sfruttare lo spazio che si apre davanti a lui, ma in un attimo tutto cambia. La McLaren di Coulthard sbandando colpisce la Sauber di Herbert, e Brundle non ha scampo: la sua monoposto si impenna, si ribalta più volte in aria e atterra distrutta nella ghiaia. Per lunghi istanti il silenzio cala su Melbourne, prima che il britannico emerga incredibilmente illeso dai rottami. Senza perdere tempo, si mette a correre verso i box per riprendere la gara sul muletto, come se nulla fosse, scrivendo una delle pagine più folli della storia della F1.

Vent’anni dopo, nel 2016, la scena si ripete con un altro protagonista: Fernando Alonso. In fase di sorpasso su Esteban Gutiérrez, la McLaren dello spagnolo tocca la Haas del messicano, decollando in un volo terrificante prima di schiantarsi contro le barriere. L’impatto è devastante, la monoposto si disintegra in mille pezzi, lasciando il pubblico con il fiato sospeso. Poi, il miracolo: Alonso emerge dalle lamiere, scossa la testa e si allontana zoppicando, incredulo di essere ancora intero.

Curva 1: il caos del 2002 e la ripartenza folle del 2023
L’ingresso della Curva 1 è stato teatro di alcuni degli incidenti più caotici mai visti in Formula 1.
Nel 2002, la partenza del GP d’Australia si trasforma in una carambola infernale. Ralf Schumacher, scattato dalla terza posizione, si trova nella traiettoria di Rubens Barrichello, che chiude la porta all’ultimo istante. Il tedesco della Williams non ha scampo: la sua monoposto decolla sopra la Ferrari del brasiliano, scatenando un incidente a catena che elimina dieci vetture. In un attimo, un quarto della griglia è già fuori dai giochi. A fine gara, tra i pochi superstiti, è Michael Schumacher a trionfare, in una delle edizioni più caotiche di sempre.

Ma il caos non manca nemmeno in tempi più recenti. Nel 2023, un’altra ripartenza lascia il segno. A tre giri dalla fine, Kevin Magnussen colpisce il muro in uscita da Curva 2, perdendo una gomma. La logica suggerirebbe una Safety Car fino al traguardo, ma la Direzione Gara decide di far ripartire la corsa dalla griglia, con solo due giri rimanenti. Il risultato? Un disastro annunciato. Curva 1 si trasforma in un campo minato: Sargeant, De Vries, Ocon e Gasly si eliminano a vicenda, Perez e Stroll finiscono nella ghiaia, Alonso viene mandato in testacoda da Sainz. Il caos è tale che la Direzione Gara opta per ripristinare l’ordine della griglia precedente all’incidente, concludendo la gara senza un’ulteriore ripartenza. Un finale surreale, che solleva polemiche sulla gestione sempre più orientata allo spettacolo della Formula 1 moderna.
Curva 6-7: Russell 2024
“Red Flag! Red Flag! I’m in the middle of the track!”
Un messaggio disperato, che ha fatto il giro del mondo. George Russell si trova nel peggior posto possibile: in mezzo alla pista, dopo un violento impatto contro le barriere alla Curva 6-7 del GP d’Australia 2024.
Tutto accade in un attimo. In lotta con Fernando Alonso, il britannico perde il controllo della sua Mercedes e finisce a muro. La monoposto rimbalza e si ferma pericolosamente in un punto cieco, lasciando Russell in balia delle vetture che sopraggiungono. L’inglese invoca immediatamente la bandiera rossa, consapevole del rischio, ma la Direzione Gara opta per una Virtual Safety Car, che congela le posizioni fino al traguardo.
Dopo la gara scoppia la polemica. Alonso viene accusato di aver frenato in modo irregolare durante il duello, forse un brake test per difendere la posizione. I dati della telemetria alimentano i sospetti e i commissari, dopo un’ora di analisi, decidono di penalizzare lo spagnolo con un drive-through convertito in 20 secondi sul tempo finale. Alonso scivola in ottava posizione e si vede assegnare anche tre punti sulla licenza. Un episodio che ha fatto discutere a lungo, aggiungendo un nuovo capitolo alla lunga storia di incidenti e polemiche all’Albert Park.

Albert Park, il circuito delle prime volte
L’Albert Park è stato spesso teatro di debutti memorabili e traguardi inaspettati. Come quello di Eddie Irvine nel 1999, protagonista di un inizio di stagione vincente che nessuno avrebbe potuto prevedere.
In quell’edizione del GP d’Australia tutto si allinea a favore dell’irlandese. Irvine si ritrova improvvisamente a giocarsi la vittoria. Michael Schumacher, il leader designato della Scuderia, è costretto al ritiro per un problema tecnico, mentre le McLaren di Häkkinen e Coulthard, grandi favorite, si eliminano per guasti meccanici. Tra il caos e le sorprese di Melbourne, Irvine si ritrova al comando, gestisce la pressione con freddezza e taglia per primo il traguardo, conquistando la sua prima vittoria in Formula 1 con Ferrari.
Vincere la prima gara della carriera da sfavorito è un’impresa ma vincere dalle retrovie è qualcosa di ancora più raro. Eppure, nel 2003, David Coulthard riesce a ribaltare ogni pronostico. Scattato dall’undicesima posizione, sfrutta una strategia perfetta e una gara ricca di colpi di scena per risalire il gruppo, prendere il comando e tagliare per primo il traguardo. Da allora, nessun altro pilota è più riuscito a imporsi partendo così indietro sulla griglia di Melbourne.
Tra le tante prime volte che l’Albert Park ha regalato, una delle più significative è senza dubbio quella di Lewis Hamilton. Nel 2007, il britannico debutta in Formula 1 con la McLaren, in un’epoca ancora dominata da Alonso, Räikkönen e Massa. Ma fin dal primo weekend dimostra di essere un predestinato: si qualifica quarto e, alla prima curva della sua carriera in F1, supera il suo compagno di squadra, il due volte campione del mondo Alonso. Chiude la gara sul podio, terzo, diventando il primo rookie in 11 anni a riuscirci.
C’è però chi ha fatto addirittura meglio. Nel 2014, Kevin Magnussen debutta con la McLaren e conclude la gara in terza posizione. Ma qualche ora dopo, la squalifica di Daniel Ricciardo per un’irregolarità nel flusso di carburante lo promuove al secondo posto, facendolo diventare il primo rookie dai tempi di Jacques Villeneuve nel 1996 a chiudere una gara di F1 nei primi due posti. Un risultato che sembrava il preludio a una carriera brillante, ma che resterà il punto più alto della sua esperienza con la McLaren.
Quest’anno dopo un mercato piloti che ha portato tante novità toccherà a Bortoleto, Hadjar e Kimi Antonelli trovare il miglior modo di iniziare la stagione da assoluti debuttanti. Riusciranno ad eguagliare le gesta di chi li ha preceduti?

Una prima volta che ancora manca
C’è però un traguardo che nessun pilota ha mai raggiunto nella storia del GP d’Australia: un australiano sul podio nella gara di casa.
La maledizione dei piloti di casa è una costante a Melbourne. Nel 2014, Daniel Ricciardo sembrava essere riuscito a spezzarla, chiudendo la gara in seconda posizione al debutto con la Red Bull. Ma la festa durò poco: poche ore dopo, arrivò la squalifica per un’irregolarità nel flusso di carburante, cancellando il miglior risultato mai ottenuto da un australiano all’Albert Park. Quest’anno, però, la storia potrebbe cambiare. Oscar Piastri, reduce da una stagione 2024 che lo ha visto conquistare le sue prime due vittorie in F1, arriva alla gara di casa con una McLaren competitiva e una concreta possibilità di lottare per il podio, soprattutto in queste prime gare della stagione. Sarà lui a spezzare la maledizione e a regalare all’Australia quel risultato tanto atteso?

Melbourne tra strategie, errori e occasioni perse
Il Gran Premio d’Australia non è solo sorpassi e spettacolo, ma anche un banco di prova per le scelte strategiche dei team. E quando la pressione si fa sentire, non sempre le decisioni prese sono quelle giuste.
Häkkinen, Coulthard e la vittoria “decisa a tavolino”
Nel 1998, la McLaren si presenta a Melbourne con una superiorità schiacciante. Häkkinen e Coulthard dominano il weekend e in gara costruiscono un vantaggio imbarazzante sul resto del gruppo doppiando tutte le vetture. Il loro unico avversario, Schumacher si era ritirato per un problema al motore. Tutto sembra già scritto, ma al 35° giro accade l’impensabile: Häkkinen entra ai box senza preavviso, trovando i meccanici impreparati. Nessun cambio gomme, nessun rifornimento: il finlandese attraversa la pit lane senza fermarsi e perde la leadership a favore del compagno di squadra.
A quel punto, la McLaren interviene con un ordine di scuderia. Una cosa piuttosto bizzarra alla prima gara del campionato. Coulthard, senza esitazioni, rallenta e lascia passare Häkkinen. Il team giustificherà la questione spiegando che c’era in realtà un accordo interno: chi fosse stato davanti alla prima curva avrebbe avuto il diritto di vincere la gara. Il pubblico e i media però non la prendono bene: la stagione inizia nelle polemiche, dando il via a un campionato che vedrà il finlandese e Schumacher battagliare fino all’ultima gara.
Alesi e il pit stop mai fatto
Jean Alesi è un pilota noto per il suo talento, ma anche per la sua irruenza in pista. E a Melbourne, nel 1997, ne dà l’ennesima dimostrazione. La sua Benetton è in lotta per un buon piazzamento quando dal muretto box iniziano a segnalargli insistentemente di rientrare per il rifornimento. Lui, però, ignora tutti gli avvisi. Il finale è disastroso: a pochi giri dalla fine, la sua monoposto resta senza benzina. La Benetton si ammutolisce e Alesi è costretto a parcheggiare a bordo pista, gettando via una gara solida per un errore evitabile. La frustrazione nel team è evidente, e il direttore tecnico Nick Wirth non usa mezzi termini: “Alesi è un idiota, e per di più cieco!”, dichiara furioso ai microfoni.
I numeri di Melbourne: statistiche e curiosità
Il Gran Premio d’Australia, oltre a essere una gara ricca di colpi di scena, è anche un evento che ha scritto pagine di storia della Formula 1 attraverso numeri e record particolari.
La Ferrari è il team con il maggior numero di vittorie a Melbourne con 10 successi dal 1996 a oggi. Michael Schumacher è il pilota più vincente su questo circuito con 4 trionfi, seguito da Jenson Button e Sebastian Vettel, entrambi con 3 vittorie. La Mercedes ha dominato l’era turbo-ibrida, ma la Scuderia di Maranello ha sempre avuto un rapporto speciale con questo tracciato. Ora, con Lewis Hamilton al debutto in rosso, riuscirà la Ferrari a confermarsi sul circuito che più di ogni altro l’ha vista primeggiare negli ultimi 20 anni?
Un altro dato interessante riguarda i team che hanno vinto a Melbourne dal 2000: sono solo sei (Ferrari, Mercedes, McLaren, Red Bull, Renault/Brawn GP e Williams). Se escludiamo la Brawn GP, che vinse solo nel 2009 prima di trasformarsi in Mercedes, il numero si riduce a cinque. Questo dimostra quanto sia difficile emergere in Australia senza una vettura competitiva già dalla prima gara della stagione.
Vincere partendo dietro? Una missione quasi impossibile
Albert Park è un tracciato dove le qualifiche contano più di quanto si possa pensare. Dal 1996, solo tre piloti sono riusciti a vincere partendo da oltre la terza fila: Eddie Irvine nel 1999 (6°), Kimi Räikkönen nel 2013 (7°) e David Coulthard nel 2003 (11°).
L’impresa di Coulthard resta la più clamorosa, dato che nessun altro, da allora, è più riuscito a trionfare partendo dall’undicesima posizione o peggio. Numeri che confermano come, a Melbourne, partire davanti sia spesso sinonimo di vittoria.
Verso il GP d’Australia 2025: chi inizierà al meglio la stagione?
Dopo aver ripercorso alcuni dei momenti più iconici della storia dell’Albert Park, è tempo di guardare al presente e alla gara di domenica. Il 2025 segna il ritorno del Gran Premio d’Australia come apertura del mondiale, e mai come quest’anno l’inizio di stagione è circondato da incertezze. La McLaren sembra la vettura da battere dopo i test pre-stagionali, ma Ferrari e Red Bull sono pronte a giocarsi le loro carte.
Per la Ferrari, Melbourne è spesso stata terra di successi: il Cavallino ha trionfato dieci volte da quando l’Albert Park è diventato sede del GP d’Australia, un record che testimonia il feeling tra la Rossa e il circuito cittadino. Lewis Hamilton, all’esordio con la Scuderia, sogna un debutto vincente come quello di Irvine nel 1999, mentre i rookie Antonelli, Bortoleto e Hadjar affronteranno il battesimo della massima categoria.
La pista di Melbourne, con il suo layout tecnico e insidioso, ha spesso riservato sorprese e rimescolato le carte rispetto ai valori di inizio stagione. Sarà ancora così? Manca davvero poco al primo semaforo verde dell’anno: il Gran Premio d’Australia è pronto a regalarci il primo verdetto del 2025.