Quando iniziamo a leggere un libro, non ci aspettiamo certo che ci sveli subito la fine della storia. I dettagli emergono pagina dopo pagina, con colpi di scena che ribaltano le certezze e intrecci narrativi che si complicano man mano che si va avanti. I test di Formula 1 sono un po’ così: un prologo che introduce i protagonisti, ce li presenta, ma che non svela ancora il finale.
Come in ogni storia, gli imprevisti non mancano.
Questi tre giorni di test in Bahrain hanno regalato momenti quasi surreali: il blackout che ha lasciato il circuito di Sakhir al buio, un bus che si è ritrovato in pista per un errore di percorso, una lastra di vetro esplosa dopo essere stata colpita da un detrito e persino pezzi di carrozzeria staccati in pieno rettilineo. Episodi insoliti che hanno più volte interrotto il programma dei team e che ci ricordano quanto i test siano un territorio imprevedibile, dove il caos e le incognite fanno parte del processo.
Ma ora tocca alle squadre interpretare ciò che è successo durante i test in Bahrain.
Un quadro ancora tutto da definire
La McLaren, al netto delle condizioni meteo che potrebbero averla favorita o meno, è sembrata la monoposto più completa. La MCL39, nonostante le novità introdotte, ha mostrato solidità e un bilanciamento convincente, con una gestione gomme invidiabile e una base su cui lavorare con fiducia. I long run di Norris e Piastri hanno confermato un degrado contenuto e un passo competitivo. Segnale che il progetto ha già risposto bene alle prime sollecitazioni in pista.
Ma quando si ha tra le mani la vettura che ha vinto il titolo costruttori, la domanda inevitabile è: quale sarà il prossimo passo? McLaren, questa volta, non dovrà dimostrare solo di avere la miglior macchina, ma anche i migliori piloti. Perché la storia recente ha insegnato che un mondiale non si vince solo con la vettura più veloce, e Verstappen ha già dimostrato che il titolo può arrivare anche senza il pacchetto perfetto. Per Norris e Piastri il 2025 sarà un banco di prova tanto tecnico quanto mentale.
La Ferrari si è presentata ai test in Bahrain con molte domande e un foglio bianco su cui scrivere le prime impressioni sulla SF-25. Una vettura che ha abbracciato un concetto nuovo e che andava testata. E così è stato. Hamilton, al debutto con la Rossa, è apparso entusiasta, sottolineando il feeling immediato con la monoposto. Non c’è da biasimarlo: viene da tre anni complicati in Mercedes, dove non è mai riuscito a trovare una macchina che si adattasse al suo stile di guida. Con la SF-25, invece, sembra esserci già un’intesa, un’alchimia, che va oltre l’emozione di vestire il rosso. Ma che è molto importante per trovare fiducia quando bisognerà spingerla al massimo potenziale.
Cosa che la Ferrari non ha ancora voluto fare.
D’altronde, come ha detto Leclerc e come ha ribadito anche Vasseur ci sono cose che ancora vanno affinate e i test, per loro natura, non possono dare risposte definitive. Anche perché ognuno ha una strategia diversa, lavora in modo diverso. C’è chi lavora su un determinato aspetto, chi su un altro. Non c’è un quadro completo dei lavori e non essendoci non può esserci nemmeno un quadro completo dei valori.
Red Bull, reduce da una stagione più complicata di quanto dica il dominio di Verstappen, ha vissuto test movimentati in Bahrain. Il tre volte campione del mondo ha chiuso la terza giornata con un tempo convincente. Tuttavia, la RB21 ha faticato a trovare la giusta finestra di funzionamento. Il sottosterzo è un problema ricorrente e fino all’ultimo il team ha continuato a lavorare con il flow-vis per analizzare i flussi aerodinamici. Pierre Waché ha ammesso che la configurazione ideale della vettura non è ancora stata trovata. Segnale che lascia qualche interrogativo sulla messa a punto della vettura. Problema che già la passata stagione ha condizionato il percorso della Red Bull.
Mercedes, invece, è apparsa più concreta. Il giro veloce di Russell nell’ultima giornata è un buon segnale, ma la W16 sembra ancora più efficace sul giro secco che sul passo gara in cui rimane l’incognita del degrado. Tuttavia, il team di Brackley ha finalmente trovato una monoposto più prevedibile. Un elemento chiave per mettere Antonelli nelle condizioni ideali per esprimere il suo talento.

L’altra metà della griglia
Dietro ai primi quattro, le sorprese non sono mancate. Se c’è una squadra che ha fatto parlare di sé in questi test, è la Williams. E non solo per il miglior tempo segnato da Carlos Sainz nella seconda giornata, che più che un indizio di competitività è stato il risultato delle condizioni di pista e di una configurazione più leggera. Il vero segnale di crescita è arrivato dalla costanza della FW47 nei long run, un aspetto in cui il team di Grove ha sempre faticato negli ultimi anni.
La vettura sembra aver guadagnato in stabilità e reattività, ed è forse la prima volta dopo tanto tempo che una Williams dà l’impressione di poter essere un progetto solido su cui costruire la stagione. Alex Albon ha parlato di una monoposto più prevedibile e coerente nelle reazioni, un dettaglio che in Formula 1 può fare la differenza. Certo, il passo avanti rispetto al passato è evidente, ma quanto potrà contare davvero in una stagione che si preannuncia serratissima? Le prossime gare ci diranno se la Williams potrà davvero inserirsi nella lotta costante per i punti o se, ancora una volta, il progresso sarà meno incisivo di quanto sembri.
Chi invece sembra aver fatto un passo indietro è l’Aston Martin, reduce da tre giorni difficili. Probabilmente il focus del team è già rivolto al 2026, ma resta il dubbio su quanto potrà realmente migliorare questo progetto. Gli sforzi dello scorso anno non hanno portato risultati concreti. Il rischio è quello di ritrovarsi in una stagione anonima, con una vettura più prevedibile ma non necessariamente più veloce.
Se Aston Martin ha lasciato il Bahrain con più domande che risposte, la Sauber sembra addirittura in difficoltà nel trovarne di sensate. La C45 è apparsa la vettura più difficile da guidare, con un comportamento instabile che non ha dato fiducia ai piloti. Anche la Racing Bulls, sorella minore della Red Bull non ha trovato il guizzo che ci si aspettava, con un sottosterzo marcato e una mancanza di bilanciamento generale. La Haas, invece, ha evitato di cercare la prestazione assoluta, concentrandosi sui long run, ma con alcuni problemi tecnici da risolvere prima di Melbourne.
Una leggera nota positiva è stata l’Alpine. Dopo un 2024 difficile, il team di Enstone ha trovato qualche segnale incoraggiante, soprattutto nell’ultimo giorno di test, con Pierre Gasly che ha mostrato un buon passo. Certo, non si può dire che la A525 sia nata sotto una buona stella, ma rispetto a un anno fa, quando la squadra sembrava completamente allo sbando, almeno ora c’è una direzione da seguire. Tuttavia, il problema è sempre lo stesso: gli altri non sono rimasti fermi, e per tornare a lottare con regolarità in zona punti servirà molto di più di qualche piccolo progresso.
Prepariamoci ad altre battaglie “politiche”
Ma se le prestazioni in pista restano ancora tutte da decifrare, c’è una battaglia che si sta già accendendo: quella delle interpretazioni regolamentari. Il regolamento tecnico del 2025 è ormai alla fine del suo ciclo, e quando un capitolo volge al termine, i protagonisti cercano sempre di sfruttare ogni ultima opportunità prima che la storia cambi del tutto. Le squadre sanno che il margine per rivoluzionare le monoposto è ormai ridotto, quindi la sfida è trovare le ultime aree grigie ancora sfruttabili.
Nel paddock già si sussurra di soluzioni al limite. Il presunto “mini-DRS” è tornato a far discutere, con Red Bull che sospetta che Ferrari e McLaren abbiano trovato un nuovo modo per sfruttarlo. “Abbiamo visto alcune soluzioni interessanti, non credo che il concetto sia scomparso” ha dichiarato Pierre Waché, alimentando il dibattito. La FIA ha intensificato i controlli. Tuttavia è inevitabile che anche nel corso di questa stagione si continuerà a parlare di ali flessibili e meccanismi difficili da scoprire a occhio nudo.
Melbourne sarà un altro test
Alla fine, però, tutto ciò che abbiamo visto nei test in Bahrain è solo un pezzo del puzzle. Melbourne sarà un banco di prova molto diverso, con condizioni nuove e assetti ancora tutti da esplorare. È lì che vedremo chi ha davvero trovato la chiave giusta per interpretare la stagione. L’attesa attorno al 2025 è enorme, il desiderio di trarre conclusioni immediate è forte, ma chi cerca risposte definitive adesso potrebbe ritrovarsi smentito dopo poche gare.
I test ci hanno dato un assaggio di ciò che verrà, ma la vera Formula 1 inizia in Australia, quando il cronometro inizierà a contare per davvero. Poi si andrà in Cina e Giappone, circuiti con caratteristiche completamente diverse che daranno una lettura più chiara dei valori in campo. Quindi, dobbiamo capire tutto adesso? No. Dobbiamo osservare, attendere e seguire l’evoluzione di una storia che, ne siamo certi, sarà piena di colpi di scena.