Ventisei anni di silenzio. Tanto è passato dall’ultimo titolo di McLaren nel campionato Costruttori, quando l’iconica MP4/13 dominava la Formula 1 e Mika Hakkinen, con la sua freddezza, riportava Woking al centro del mondo. Era il 1998, un’epoca diversa, in cui la McLaren sembrava invincibile, destinata alla grandezza. Ma quel trionfo, che doveva segnare l’ennesima nuova era per il team capitanato da Ron Dennis, si trasformò fin troppo presto in un lungo intervallo, fatto di sfide, cadute.
Oggi McLaren arriva in Qatar con un vantaggio di 24 punti sulla Ferrari, consapevole che nulla è scontato. Il Mondiale Costruttori può decidersi qui, ma questa volta non c’è margine per gli errori.
Sono passati 26 anni dall’ultimo titolo costruttori
Nel 1998, McLaren conquistò il titolo con 23 punti di distacco sulla Ferrari. Un margine che, curiosamente, ricorda la situazione attuale. Ma allora, come oggi, la McLaren sapeva che ogni punto contava. Ogni dettaglio poteva fare la differenza. Ventisei anni dopo, McLaren ha l’occasione di dimostrare che il silenzio non è mai stato un vuoto, ma una preparazione. E che il tempo può essere un alleato per chi sa come sfruttarlo.
Ora, a Lusail, non si tratta solo di vincere un titolo. Si tratta di riscrivere una storia, di dimostrare che anche dopo le cadute più dure si può tornare al vertice. E che la McLaren, ventisei anni dopo, è pronta a riprendersi il suo posto tra i grandi.

Un campionato diverso, un’opportunità unica
Il 2024 non è stato un anno qualunque. È stato un anno di sorprese, ribaltamenti e rivalità. La McLaren, che solo due stagioni fa arrancava nel centro-gruppo, è riuscita a emergere in un contesto mai così equilibrato. Red Bull, Ferrari, Mercedes e, appunto, McLaren si sono alternate nelle vittorie, dando vita a un Mondiale che mancava da oltre un decennio per intensità e incertezza.
La stagione della McLaren è iniziata senza grandi colpi di scena. Tutto faceva presagire in un’altra stagione dominata da Red Bull. Nessuno sapeva cosa stava per scoppiare di lì a poco. Da Miami è iniziata una stagione 2.0, fatta di occasioni, tante pressioni. Persino troppe per un team disabituato a vincere. Un team giovane, che stava crescendo. Sono arrivate le vittorie, e il sorpasso su Red Bull. Il sogno stava diventando sempre più concreto. Tuttavia, allo stesso tempo Ferrari si è rimessa in lotta. Con due vittorie importanti, ad Austin e Messico si è riportata sotto, mettendo pressione a McLaren. In Brasile l’ennesima prova difficile, culminata con la vittoria di Verstappen. Il tempo inizia ad essere un nemico, i punti sempre meno. Anche Las Vegas ha rappresentato un passo falso.
Così a due gare dal termine Ferrari ha ridotto il distacco grazie a una gara solida di Carlos Sainz e Charles Leclerc. Red Bull, seppur lontana dalla vetta, rimane un’ombra pericolosa.
Qatar: dove si scrive la storia
Lusail rappresenta molto più di una pista per la McLaren. È un teatro di opportunità, ma anche un campo minato. Qui, il team britannico può laurearsi campione del mondo Costruttori con una gara di anticipo, ma può anche peggiorare la propria condizione. Per riuscire a compiere l’impresa dovrà guadagnare 20 punti su Ferrari e non perderne più di 9 su Red Bull. Non sarà semplice, ma la storia insegna che la McLaren sa come affrontare le sfide più difficili.
La Sprint Race del sabato potrebbe già essere un banco di prova cruciale, ma è la gara di domenica che racchiude tutto. Una gara in notturna, sotto le luci artificiali, perfetta per chi, come la McLaren, insegue un titolo che brilla da lontano. Un titolo che è rimasto per troppo tempo solo un ricordo. Basti pensare che nessuno dei suoi due piloti era ancora nato quando McLaren vinse il suo ultimo titolo mondiale.
La nuova era della McLaren
Lando Norris e Oscar Piastri rappresentano la nuova era della McLaren. Giovani, ambiziosi e veloci, hanno dimostrato di essere all’altezza delle aspettative ma anche di avere ancora tanto da imparare. Di fatto pur avendo la migliore macchina della griglia Norris ha perso la battaglia con Verstappen per il titolo piloti. Una prova di maturità non superata, ma rimandata chissà magari alla prossima stagione?
Nonostante questo se oggi il team di Woking è a un passo dalla gloria, è perché ha saputo combinare il passato con il futuro, il pragmatismo con il sogno.