Era il 1994 quando la Grand Prix Drivers’ Association (GPDA) risorse dalle sue ceneri dopo il tragico weekend di Imola, segnato dalle morti di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger. Fu una rinascita dettata dall’urgenza di dare ai piloti una voce forte in un mondo che sembrava aver dimenticato quanto fosse fragile il confine tra spettacolo e tragedia. Oggi, quasi trent’anni dopo, quella stessa voce si trova ancora una volta a combattere per essere ascoltata. La lettera aperta inviata dalla GPDA alla FIA nelle settimane successive al GP del Brasile ha sollevato il velo su un rapporto sempre più incrinato.
La GPDA non ha mai avuto una vita facile
Fin dalla sua nascita nel 1961, la GPDA ha rappresentato un punto di riferimento per i piloti, unendo le loro voci per chiedere cose banalmente necessarie, ma mai scontate: circuiti più sicuri e condizioni di gara eque. Sotto la guida di Jackie Stewart e Niki Lauda, l’associazione ha ottenuto vittorie decisive, come la cancellazione del pericoloso GP di Spa nel 1969 o la chiusura temporanea del Nürburgring dopo l’incidente di Lauda nel 1976. Ma la realtà è che la GPDA non ha mai avuto vita facile. Il suo ruolo di intermediario tra i piloti e le istituzioni l’ha spesso posta in una posizione delicata, con risultati a volte straordinari, a volte frustranti.
Oggi, la GPDA continua a svolgere il suo ruolo di voce collettiva, ma lo scenario è cambiato: non si parla più solo di sicurezza, considerando i progressi raggiunti su quel tema, ma anche di trasparenza, rispetto e una collaborazione più stretta con la FIA.
Le richieste dei piloti non sono mai state tanto chiare: capire come vengono utilizzati i fondi derivanti dalle multe, essere coinvolti nelle decisioni strategiche e, soprattutto, sentirsi trattati come adulti.

La frattura con la FIA, e quel silenzio imbarazzante: cosa resterà della GPDA?
Come se non bastassero le questioni già citate i piloti si sono trovati in mezzo anche ad altre questioni. Il recente licenziamento di Niels Wittich, direttore di gara dal 2022, ha rappresentato il culmine di una serie di eventi che hanno esasperato i piloti piegati spesso alle volontà di F1 e FIA. Annunciato senza alcuna spiegazione chiara, il cambio al vertice è stato accolto con sorpresa e perplessità da tutta la griglia.
Ma il malcontento non si limita a questo episodio. Le sanzioni per linguaggio considerato inappropriato, come quelle inflitte a Verstappen e Leclerc, hanno evidenziato un approccio percepito come paternalistico da parte della FIA. L’associazione dei piloti ha risposto pubblicando una lettera aperta, chiedendo un cambio di tono e una maggiore trasparenza.
Il silenzio della FIA, come sottolineato da Russell, pesa come un macigno su una relazione già tesa. Eppure, la GPDA ha dimostrato nel corso della sua storia di sapersi adattare e rimanere rilevante. Dal drammatico sciopero del 1982 alle battaglie per la sicurezza degli anni ‘90, l’associazione ha attraversato momenti di crisi più volte, ma ogni volta è emersa più forte.
Il futuro, tuttavia, rimane incerto. Con una Formula 1 sempre più orientata verso lo spettacolo e gli interessi commerciali, il ruolo della GPDA rischia di essere messo in secondo piano. Ma se c’è una lezione che la storia insegna, è che i piloti, uniti, possono essere una forza inarrestabile. Rimane, tuttavia la complessità di un rapporto che, per il bene dello sport, deve essere ricostruito.